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Cosa significa accogliere

Perchè i bandi dei Comuni continuano ad andare deserti o appetibili solo per cooperative senza troppe pretese? Per capirlo bisognerebbe soffermarsi e riflettere sul vero significato della parola ACCOGLIENZA e soprattutto sulla sua interpretazione. ! Accogliere vuol dire INTEGRARE ossia fornire alcuni servizi essenziali che possano aiutare chi è accolto a capire come impostare la propria vita. Quindi la scuola di italiano, perchè se non conosci la lingua del paese che ti ospita difficilmente potrai trovare un lavoro, l'assistenza legale, psicologica e medica ( spesso arrivano dopo viaggi estenuanti in cui hanno subito torture e visto morire familiari e amici). Non si deve confondere il significato di accoglienza con una mera interpretazione della forma o parola: mangiare, dormire e un cambio d'abito ogni tanto e il gioco è fatto.. Invece no, questa è MALA ACCOGLIENZA che crea danni a loro ed anche alla comunità che li ospita e in breve genera guai.

Lezioni di italiano.

Prima dei famigerati decreti.





Da Repubblica 19/08 di Alessandra Ziniti Il paradosso del decreto Cutro: 1.800 letti liberi dell’accoglienza diffusa vietati ai richiedenti asilo La rivolta dei sindaci: “Peso insostenibile, ci incateniamo”. Biffoni: “Subito 7-800 milioni o il sistema salta”
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«Sono preoccupatissimo. Io piuttosto che piantare tende mi incateno. Ci vogliono far fare accoglienza in modo indecoroso». Marcello Pierucci è il sindaco (Pd) di Camaiore, in Versilia, e la rassicurazione appena ricevuta dal prefetto che le cinque famiglie di richiedenti asilo ospiti del Cas al momento non verranno messe in strada a seguito della circolare del Viminale sul turnover nei centri di accoglienza non lo tranquillizza più di tanto. Il perché sta nelle parole di Claudia Varsanti, direttrice della Misericordia che gestisce appunto il centro di accoglienza: «Insieme alla circolare, dalla prefettura abbiamo ricevuto l’invito a stipare il più possibile i nostri ospiti, ci è stato proposto di utilizzare poltrone invece di letti e tende in giardino». Tende, poltrone, brandine pieghevoli nei corridoi, palestre, centri per anziani al momento chiusi, alberghi che non hanno il pieno di turisti, conventi. Da settimane ormai i sindaci del centronord si trovano a gestire l’emergenza quotidiana di farsi carico della sistemazione di migliaia di migranti che le decine di bus che partono dagli hotspot siciliani distribuiscono in Comuni piccoli e grandi. Dove di posto non ce n’è. Almeno nei Cas, i centri di accoglienza straordinari. Perché invece, nella rete Sai, il sistema di accoglienza diffusa in piccoli appartamenti dove la più parte dei sindaci investirebbe volentieri, di posti ce ne sono ancora parecchi, circa 1.800 rispetto a quelli già finanziati. Ma i migranti appena sbarcati lì non possono essere sistemati, il governo non vuole, il decreto Cutro lo vieta.


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