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Milano, i volontari colmano i vuoti nell'assistenza ai migranti in transito verso l'Europa

Aggiornamento: 17 feb

di Marta Facchini giornalista freelance


Il capoluogo lombardo è uno snodo e punto di passaggio per le persone dirette verso Francia, Germania e altri Stati a Nord, eppure non c'è un circuito di accoglienza istituzionale dedicato a loro. Così sono le associazioni e le reti informali ad aiutare chi è in movimento


“Pensiamo sia necessaria un’accoglienza più strutturata”, aggiunge Fausta Omodeo mentre piega una giacca nello spazio guardaroba gestito da Rete Milano, situato nel quartiere Ortica, dove le persone in transito possono prendere vestiti, scarpe, fare una doccia e ricevere piccole cure infermieristiche. Come Farid (nome di fantasia) che sceglie un paio di scarponi da uno scaffale. Quelli che indossava, utilizzati nei tre mesi di viaggio lungo la rotta balcanica, sono rotti. “Sono partito dall’Iran. È stata una decisione difficile lasciare il mio Paese. Voglio andare in Germania, dove vive mia madre, e ricominciare”, racconta. Dall’Iran, è arrivato in Turchia: da qui la Grecia, l’Albania, il Montenegro, la Bosnia e la Croazia. Poi, la Slovenia e l’Italia. “Il viaggio è stato molto difficile. Ho dormito nei boschi, sono stato giorni senza potere mangiare. In Slovenia sono stato picchiato dalla polizia. Mi hanno rubato il cellulare e i soldi. Ho sofferto molto”.




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